Dieta vegana e bambini: è rischiosa?

Dieta vegana e bambini: un tema molto discusso, soprattutto in gravidanza. Qualche giorno fa i pediatri dell’ospedale Bambino Gesù di Roma e dell’ospedale Meyer di Firenze hanno lanciato un allarme: negli ultimi due anni sono triplicati i casi di deficit di vitamina B12 durante la gestazione, col rischio di causare danni neurologici permanenti nei neonati. Escludere le proteine alimentari, impostando un modello alimentare di fatto restrittivo, sarebbe dannoso già nella pancia della mamma.

 

Per saperne di più, abbiamo parlato con la dottoressa Francesca Naimo, nutrizionista della Cooperativa Gialla.

 

Dottoressa, cosa pensa di quest'alimentazione?

La maturazione cerebrale del bambino avviene in larga parte nei primi due anni di vita: in questo periodo più le diete sono stringenti, maggiori sono le carenze e i rischi a cui si espongono i figli. Ecco perché, almeno fino al raggiungimento del quinto anno di età, una scelta di questo tipo non dovrebbe essere caldeggiata dagli specialisti: soprattutto perché, nel confronto realizzato con le diete onnivore bilanciate, mancano ancora evidenze a sostegno di un effetto preventivo e terapeutico, tanto rispetto alle malattie trasmissibili quanto a quelle croniche.

 

Secondo alcuni dati Eurispes, in Italia nel 2017 il 4,6% degli italiani era vegetariano e il 3% vegano: parliamo di circa 4 milioni di persone. Per quale motivo si sceglie di escludere le proteine animali?

Le motivazioni sono diverse. Innanzitutto per una questione etica: la maggior parte dei vegetariani afferma di aver rinunciato alla carne perché non considera giusto uccidere gli animali per cibarsene. In generale queste persone prestano molta attenzione anche al modo in cui vengono prodotti i derivati animali (come le uova o il latte), preferendo fonti che garantiscano un trattamento equo negli allevamenti. Spesso rinunciano anche alle scarpe e agli accessori in cuoio. In secondo luogo per una motivazione salutistica. In tanti abbracciano la dieta vegana convinti si tratti del modo più sano di mangiare. Non sempre fanno la loro scelta sulla base di dati scientificamente validi, ma si tratta in ogni caso di individui dai comportamenti particolarmente virtuosi in termini di salute, seppure spesso scettici nei confronti della medicina scientifica. Il rischio, in questi casi, è di non dare abbastanza peso al parere dei medici in caso di carenze. Infine si decide di escludere le proteine animali dalla propria dieta anche per un fatto ambientale: produrre carne ha infatti un impatto sull'ambiente importante, sia in termine di emissione di gas serra sia in termini di consumo di cereali. Per nutrire gli animali da carne, infatti, si utilizza il 35% dell'intera produzione mondiale di cereali (i dati sono della FAO, l'Organizzazione per il cibo e l'agricoltura dell'ONU).

 

La dieta vegana impostata durante l’età evolutiva espone i bambini a dei rischi?

Con questo regime alimentare la carenza della vitamina B12 è ormai una certezza. Si tratta di un elemento molto importante per lo sviluppo del sistema nervoso centrale ed essendo contenuta solo in prodotti animali, noi non possiamo “fabbricarla”, chi non ne mangia non ne ha. Su questo punto c'è poco da discutere: un bambino vegano è per definizione carente di vitamina B12 che quindi va integrata con appositi supplementi.

 

Questo tipo di alimentazione ha dei vantaggi?

Non per i bambini. Oltre al problema legato alle carenze nutrizionali, anche la varietà di cibi e gusti diversi è preclusa.

 

Cosa succede quando la vitamina B12 è carente?

È fondamentale per la crescita del sistema nervoso e lo sviluppo neuro-cognitivo: la mancanza potrebbe creare un danno neurologico precoce che potrebbe rivelarsi irreversibile o quasi.

 

Gli integratori non sono sufficienti?

Sappiamo che con gli adulti un'integrazione fatta bene è sufficiente a non provocare carenze nutrizionali, con i bambini ancora non abbiamo evidenze scientifiche certe; sappiamo dai pediatri che in alcuni casi si verifica uno scarso accrescimento e che si tende a convincere i genitori ad integrare almeno uova e derivati del latte per i primi anni di vita.

 

Un genitore che vuole impostare una dieta vegana per il proprio figlio, cosa dovrebbe fare per garantire un'alimentazione bilanciata e corretta?

Se la mamma è vegana, è lei la prima a doversi preoccupare dei suoi livelli di vitamina B12, come pure di quelli di altre sostanze importanti per lo sviluppo fetale, ad esempio il ferro, continuando nell'integrazione anche durante l'allattamento al seno. Nel momento dello svezzamento bisognerebbe affidarsi a specialisti esperti in nutrizione che lavorano in modo specifico con i bambini. È inoltre fondamentale prevedere, oltre ai classici controlli della crescita, anche alcuni esami del sangue per valutare le sostanze più a rischio, come il ferro, il calcio, la vitamina D, la vitamina B12. La ciclicità dei controlli è molto variabile e dipende dall'età del bambino: dovrebbero essere più frequenti nei bimbi più piccoli, in base alle condizioni generali e alla valutazione complessiva che fa il pediatra, anche rispetto alla capacità della famiglia di seguire le indicazioni date.

I.C.


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