Mai nascondere ai figli le emozioni negative

Come reagiscono i bambini alle emozioni negative dei genitori? È bene nasconderle o, quando possibile, spiegare ai bimbi che la giornata appena trascorsa non è stata delle migliori? Perché le giornate “no” capitano a tutti e reprimere delusione o tristezza pensando di proteggere i figli è un sacrificio inutile.

Ne parliamo con la dottoressa Claudia De Giglio, psicologa della Cooperativa Gialla.

 

 

Si dice che i bambini siano spugne o abbiano le antenne quando reagiscono con inquietudine alle emozioni negative dei genitori. È davvero così o sono solo modi di dire?

Non credo nella distinzione tra emozioni positive e negative. Le emozioni sono tutte funzionali e indispensabili. Ad esempio la tristezza è un elemento imprescindibile, non solo per entrare in risonanza empatica con gli altri, ma anche per guardarsi dentro e sentire nel profondo un'insoddisfazione o la necessità di un cambiamento. Lo stesso discorso vale per la paura che, nel corso dell'evoluzione, ci ha permesso di sopravvivere ed evolverci riconoscendo le situazioni potenzialmente pericolose. Infine non dobbiamo dimenticare la funzione sociale e adattiva della rabbia che permette di stabilire linee di confine "sociale". Nella mia visione quindi nessuna emozione è in sé patologica o "negativa" anzi, sono tutte indispensabili e vitali. I bambini iniziano a conoscere e sperimentare le emozioni fin dalla nascita, sono molto empatici e, talvolta, quando non riescono a gestire una sensazione forte possono reagire con inquietudine o agitazione.

 

È disarmante la capacità dei piccoli di “sentire” lo stato d’animo dei genitori. Ma i grandi devono far finta di nulla o spiegare quello che accade?

Reprimere le proprie emozioni è solo un’illusione, nel tentativo di far “star meglio” i figli. Se i bambini avvertono che sta accadendo qualcosa di negativo e i genitori continuano a comportarsi normalmente, i piccoli sono confusi perché vengono inviati messaggi conflittuali. Sarebbe opportuno lasciare che i figli vedano l'intero quadro. Ciò aiuterebbe i bimbi a regolare le loro emozioni e a capire che i problemi possono essere risolti. È sempre meglio spiegare perché si è arrabbiati e dire cosa si farà per migliorare la situazione.

 

E se siamo arrabbiati con il nostro partner come ci dobbiamo comportare?

Iniziamo col dire che la famiglia del “mulino bianco” non esiste. A volte è legittimo discutere di fronte ai figli, ma bisogna distinguere una discussione o un confronto da una lite. Nei bambini piccoli i continui litigi dei genitori hanno un effetto destabilizzante. Alcune discussioni dovrebbero essere gestite in uno spazio privato e separato. Non ci sono linee guida o regole da rispettare…basterebbe un po’ di buon senso.

 

La separazione è sempre dolorosa, per grandi e piccini. Cosa dovrebbe fare un genitore per aiutare il figlio in una fase così delicata? Non bisogna mai dimenticare che i genitori sono prima coppia coniugale e poi coppia genitoriale: la separazione riguarda la coppia coniugale. I bambini non devono essere lasciati nel dubbio del silenzio e non si devono sentire responsabili della decisione dei genitori. Bisogna dire ai figli ciò che sta accadendo. Ovviamente, le spiegazioni devono essere il più possibile chiare, semplici, concrete e adeguate all'età dei bambini. Soprattutto i più piccoli, non hanno bisogno di avere i dettagli “tecnici” quanto, piuttosto, di essere rasserenati sulle conseguenze pratiche che la separazione porterà nella loro vita quotidiana e non bisogna metterli mai nella situazione di scegliere da che parte stare.

(I.C.)

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