Il buio? Che Paura!

La paura del lupo, dei mostri, dei tuoni, dei fantasmi e infine lei, la paura più conosciuta da tutti i bambini del mondo: la paura del buio. Mille parole e altrettante carezze difficilmente la placano perché lasciarsi andare all'ignoto della notte e dei sogni non è sempre facile.

Ce ne parla Pamela Giglioli, dottoressa in psicologia e coordinatrice pedagogica del nido Zenzero e del nido L'isola che (non) c'è di Firenze.

 

Dottoressa, da piccoli abbiamo sperimentato quanto sia angosciosa la paura del buio. Cosa bisogna fare con un bambino che non ne vuole sapere di staccarsi dalla mamma per dormire?

Nel bambino il transito dalla veglia al sonno genera un caos interiore perché nel momento in cui si addormenta smarrisce il senso dell’orientamento distaccandosi dalla realtà esterna ma, soprattutto, dalla rassicurante presenza dei genitori. I bambini per affrontare il mistero della notte devono essere tranquilli e consapevoli di cosa li attende, per questo è fondamentale rassicurarli adottando piccole abitudini o rituali pre-nanna. Per stabilire un buon rituale consiglio di fissare, in linea di massima, un orario per andare a letto anteponendo alcuni gesti come la cura dell’igiene personale col bagnetto, la pulizia dei denti e l’indossare il pigiamino; inoltre suggerisco di favorire il rilassamento dei piccoli con la lettura di un libro adatto all'età.

 

Il rito di raccontare fiabe, come Cappuccetto rosso o Biancaneve che nella storia hanno momenti paurosi, facilita l'addormentamento o lo complica?

Raccontare le fiabe della buonanotte aiuta a stimolare la consapevolezza di superare la paura del buio e della notte nonché l’ansia della separazione dai genitori. Nella narrazione della fiaba il bambino scopre diversi esempi di come le paure possono essere superate e di come difficoltà e pericoli possono essere risolti. D'altronde le fiabe insegnano al bimbo che problemi e paure fanno parte del cammino della crescita. La lettura della fiaba genera nel piccolo la certezza che il narratore comprende i suoi desideri più nascosti e le paure più terribili con la consapevolezza, seppur alla sua portata, che diventare grandi significa affrontare compiti difficili ma allo stesso tempo vivere avventure meravigliose. Le fiabe, le favole o le filastrocche sono senza dubbio ottimi strumenti che aiutano il bambino ad avere fiducia in se stesso tramite la descrizione e l’elaborazione delle proprie paure.

 

Molti genitori hanno l'abitudine di lasciare una lucina accesa nella stanza in cui dorme il bimbo. È uno stratagemma utile ma poi quanto tempo servirà per riuscire a togliere quella lucina?

Alcuni genitori usano lo stratagemma della lucina accesa che, tuttavia, dovrebbe essere posizionata in un punto della camera distante dal lettino. Unica accortezza: la luce non deve creare ombre lugubri capaci di generare fantasie spettrali. Consiglio ai genitori, una volta che il bambino si è coricato, di mettersi accanto alla lucina facendo notare che pur spegnendola e riaccendendola nulla cambia nella stanza ma tutto rimane come quando la luce è accesa. Infine possiamo rassicurare i nostri bambini spiegando che nella stanza accanto ci sono i suoi genitori sempre presenti….e col tempo la lucina sarà solo un ricordo.

 

Il peluche preferito può aiutare il piccolo ad addormentarsi?

L’oggetto transizionale, solitamente un peluche, oltre a far compagnia rassicura nel passaggio dalla veglia al sonno con la convinzione di superare eventuali risvegli notturni. L’utilizzo di un peluche aiuta a sostituire il contatto stretto con la mano del genitore.

 

I bimbi associano il sonno anche ai brutti sogni. È bene che un genitore stimoli il figlio a raccontare il sogno oppure no?

I sogni brutti che disturbano o interrompono il sonno dei piccoli sono per lo più causati da eventi realmente accaduti e, per i quali, ritengo sia giusta l’elaborazione del racconto per attribuire un senso alle paure reali o immaginarie. Oltre all'elaborazione dei sogni è fondamentale che il genitore sia in grado di comprendere e sostenere il bambino, gestendo soprattutto quelli “brutti” mediante gesti e parole di conforto.

(I.C.)


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