La pazienza s'impara da piccoli

Tutto e subito. Così ragionano i bambini quando vedono qualcosa che li attira e colpisce la loro attenzione. Naturalmente non è sempre possibile assecondarli e la pazienza, insieme all'attesa, sono due atteggiamenti da imparare perché nella società, e poi nel mondo degli adulti, bisogna saper aspettare per stare bene con se stessi e gli altri.

Ma pazienza e attesa si possono insegnare?

Capiamone di più con la dottoressa Claudia De Giglio, psicologa della Cooperativa Gialla.

 

 

 

Dottoressa, viviamo nel mondo della gratificazione immediata, noi adulti siamo proiettati sempre verso nuove gratificazioni, quasi senza godere del presente. Una modalità che rischiamo di consolidare nei bambini già per loro natura inclini al “tutto e subito”. Come possiamo allenare i nostri figli ad essere pazienti?

Come molte altre competenze anche l’attendere, il rimandare e il tollerare la frustrazione del non poter avere tutto e subito non è innata, ma va appresa attraverso l’esperienza. L'etimologia della parola pazienza ci riconduce al latino pati=sopportare, soffrire ed al greco πάσχειν (paskein)=provare, ricevere un'impressione, una sensazione (sia positiva, sia negativa), sopportare, soffrire. L’attesa ha in sé anche una componente di fatica. Dunque è importante prima di tutto insegnare a sopportare con fatica, a volte, l’attesa. Rinviare una gratificazione, una gioia, un successo porta a fortificare il carattere e crea nel bambino la sensazione di essere in grado di affrontare meglio le future attese, senza senso di frustrazione o rassegnazione.

 

Da che età si può insegnare?

Nei primi mesi di vita si può solo rispondere, con la massima energia possibile. I neonati non hanno alcuna concezione del tempo e dell’attesa e mal tollerano la frustrazione del non sentire subito accolti i loro bisogni. Superato il primo anno di vita, è invece importante cominciare a insegnare ai bambini la tolleranza alla frustrazione, iniziando a mettere i primi limiti fisici e temporali. La capacità di ragionare, riflettere, prevedere le conseguenze delle proprie condotte (e quindi piano piano sostituire la reazione impulsiva con la reazione ragionata) è una competenza che emerge dopo i 3 anni di vita.

 

Quali sono i giochi che aiutano ad essere pazienti?

Tutto ciò che comprende il creare e il manipolare può aiutare i bambini ad avere pazienza. Anche il classico “1…2…3…stella” o i puzzle sono ottimi giochi per sperimentare l’attesa.

 

Esistono regole che i genitori potrebbero adottare per insegnare l'attesa ai figli?

No, non esistono regole precise, ma è l’esperienza, giorno dopo giorno, che stimola la formazione di connessioni tra l’emisfero destro e sinistro del cervello, aiutando il bambino nel suo percorso di crescita per imparare a contenere e gestire le pulsioni mediandole attraverso il pensiero e decidendo quale condotta sia più adeguata. Ogni nostro atto educativo, ripetuto nel tempo, ha una ricaduta sull'anatomia del cervello dei nostri bambini. Saper governare emozioni come la rabbia o l’impotenza, reagire in maniera adeguata a esperienze negative e tollerare la frustrazione di un limite o di un “no”, non si sviluppano da sole, ma attraverso i gesti dei genitori, ripetuti quotidianamente, nell'interazione con i figli. I genitori possono iniziare a introdurre piccole attese già quando i bambini sono molto piccoli ma, i bambini, apprendono principalmente attraverso l’imitazione, per cui, come in tutte le situazioni, l’insegnamento migliore è: dare il buon esempio.


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